mercoledì 30 settembre 2009
Video Vendemmie 2009
Aggiornato ai video sulla vendemmia pubblicati sino alla mattina del 20 settembre, un breve reportage sui "vignaioli visuali" che oltre all'uva vendemmiano immagini. Sono in evidente aumento sul web i filmati "hand-made" dei produttori di vino che mostrano i loro sistemi di lavorazione, ma l'indicizzazione ed il gradimento di questi video è ancora tutto da scoprire. Questo reportage ne illustra alcuni aspetti ed allo stesso tempo vuole onorare le ulteriori fatiche virtuali di questi agricoltori 2.0.
mercoledì 16 settembre 2009
Vendemmia 2009
Su Maremma Magazine - ottobre 2009
Rubrica "Vino e dintorni" di Alessandra Rossi
Ottobre vino nelle doghe. Ovvero: La vendemmia 2009.
Estratti pubblicati su autorizzazione della edizioni CS.

Rubrica "Vino e dintorni" di Alessandra Rossi
Ottobre vino nelle doghe. Ovvero: La vendemmia 2009.
Estratti pubblicati su autorizzazione della edizioni CS.

Della vendemmia si può leggere ma la si può anche condividere, grazie all’offerta di molte aziende vitivinicole e turistiche. Vendemmia quindi come esperienza e vacanza, come occasione di riposare nel verde e mangiare e bere il meglio che ha da offrirci questa natura. Vendemmia anche come recupero di antichi retaggi per meglio sostenere la nostra anima moderna.
Se vuoi capire che vino bevi, ma anche approfondire la conoscenza di te stesso, passa una giornata in vendemmia: l’aria buona, la compagnia allegra (nelle aziende vinicole si scherza molto lavorando, almeno in Maremma) e la condivisione di parte del lavoro con gli agricoltori, ti faranno vibrare corde interiori dimenticate ma, te ne accorgerai, comunque latenti anche in coloro che guardano i campi solo dai finestrini delle auto e stanno chiusi per buona parte dell’anno dentro a quattro mura.
Capire il vino non significa necessariamente saper disquisire di tannini e retrogusto, questo lasciamolo a chi fa del vino un lavoro o un hobby importante, ma per tutti gli altri può voler dire conoscere aspetti della terra e della vita che sembrano non appartenere più alla maggioranza di noi. La rivoluzione industriale dell’ultimo secolo e specialmente questo ventennio con l’avvio della globalizzazione hanno cambiato radicalmente abitudini e linguaggi degli italiani, facendoci perdere il contatto non solo con la storia, con le nostre peculiarità, ma anche con il nostro presente e futuro di esseri umani.
Siamo – e saremo – ciò che mangiamo e beviamo, ma quanto sappiamo di come “diventiamo tali” grazie a ciò di cui ci nutriamo? Molto poco, la gente sa molto poco di come si producono una caciotta o una grappa, mentre sono quasi tutti informatissimi di calcio o di gossip. Eppure a me cambia poco la vita se una certa velina sposa un certo calciatore, mentre vedo e sento sia al palato che alla resa in cucina e poi nello stomaco, notevoli differenze tra l’olio extravergine proposto dalle grandi aziende sugli scaffali del supermercato e quello dei frantoi locali. Viene naturale chiedersi il perché e non è detto che saperlo sia un processo necessariamente… barboso!
Vendemmiatori della domenica
La vendemmia, appunto, è un’esperienza che può risultare molto gradevole, istruttiva e divertente, anche per dei “vendemmiatori della domenica”, che non solo non vengono dileggiati ma, anzi, sono incoraggiati da sempre più aziende vinicole ma anche di viaggi, al fine di offrire ai cittadini una sorta di “vacanza-esperienza” dove l’alloggio è solitamente un agriturismo con tutti i confort (come ormai lo sono praticamente tutti, in Italia) ed il cibo quanto di più gustoso, genuino e fresco si possa desiderare.
Per chi non vuol passare le vacanze piegato sui filari, basta esserci, passeggiare, magari fotografare e scambiare qualche battuta con chi lavora, ma pochi non vengono colti dal desiderio di partecipare almeno un po’. La raccolta manuale dell’uva è un lavoro non faticoso in sé (la fatica la danno le ore..) e richiede certamente più attenzione che forza. Il grappolo va semplicemente tagliato e posto in una cesta senza sbatterlo poiché è importante che arrivi in cantina intatto e pulito, ma mentre sei lì che lo cogli non puoi esimerti dal commentare ed allora scopri che quest’anno ha fatto bene chi ha lasciato molta foglia sulla vite, in caso contrario si è dovuto raccogliere prima che il sole eccessivo cuocesse letteralmente il grappolo.
Freddo a catinelle
Poi, seguendo il cammino dell’uva, passi in cantina e vedi che in molte aziende si danno la pena di raffreddarla dentro ai tini. E’ un lavoro che, sia manuale sia grazie ai macchinari, comporta comunque investimenti in opera e strutture che ai tempi dei nostri nonni non erano certo pensabili. C’e’ da dire che a quei tempi non era così diffuso neanche il vino di qualità. Ci sono sul web molti video che i vignaioli auto-producono per mostrare come lavorano, basta andare su youtube e digitare “vendemmia” ed altre keywords che indicano o il territorio o la vite o l’azienda che ci interessa, che per chi amasse saperne di più diventano una finestra per entrare in quella realtà. Ho visto proprio in questi giorni le tecniche per la refrigerazione su alcuni filmati pubblicati dai produttori di vino toscani: dall’aggiunta di ghiaccio secco con la catinella ai sistemi di pompaggio e stoccaggio più sofisticati. Perché tutta questa fatica? Il freddo, si legge in diversi dei loro blog - si contrappone al calore che già ha l’uva in sé in piena maturazione e cresce ulteriormente durante la macerazione. Il calore rischierebbe in questa fase delicata di compromettere profumi e sapori. Lasciar macerare l’uva a bassa temperatura permette uno sviluppo graduale e protetto di tutte le sue ricchezze. Maggiore ricercatezza quindi nelle tecniche, ma vale sempre il primo comandamento: per fare il vino buono ci vuole l’uva buona ed è quindi già dalla fase agronomica che si crea la personalità del vino che riempirà i nostri calici.
Sempre diverso
Escludendo certe categorie di vini sempre uguali a sé stessi anno dopo anno grazie a manipolazioni chimiche naturalmente legali, ma snaturanti (vini di tal guisa costruiti in fabbrica mi ricordano piuttosto “succhi di frutta” con tasso alcolico), la naturale vita del vino invece prevede per la stessa etichetta continui cambiamenti legati all’andamento climatico. Differenze talvolta rilevanti – è per questo che di un vino si chiede un’annata anziché un’altra – talvolta modiche, ma comunque fisiologiche e comprensibili. Ed il 2009 non fa eccezione: la vendemmia infatti arriva precoce grazie alle temperature estive superiori alla media; in Maremma si raccoglie già da agosto, in pianura si è cominciato coi bianchi, son seguiti i rossi, sangiovese e merlot tra gli ultimi.
Ovviamente l’altitudine e la particolare dislocazione dei filari sono altri fattori che determinano la maturazione dell’uva, per cui nel nostro territorio che include l’interno del Montecucco fresco e collinoso ma anche le coste assolate, da agosto ad ottobre sulle strade provinciali è facile imbattersi in trattori carichi di grappoli sodi e succosi. Così almeno è stata definita da tutti l’uva del 2009.
Quest’anno
Dappertutto in Toscana, sin dalle prime previsioni, si è parlato di ottima qualità delle uve del 2009. Al di là delle considerazioni generali c’è da dire che la vendemmia (in corso mentre sto scrivendo) può essere ancora supportata o ostacolata dal meteo: se piove molto mentre si raccoglie e l’uva si bagna sensibilmente, pure questo altererà i processi successivi. All’interno dello stesso territorio, per quanto piccolo possa essere, ci sono altresì episodi climatici differenziati: vedi le piogge che a volte cadono copiose nell’interno ma non sul litorale, capita così che entro la stessa DOC e magari da analoghi vitigni, vi siano bottiglie molto diverse tra loro.
Naturalmente in questo va inclusa la componente umana, dell’agronomo prima e dell’enologo e del produttore poi che preparano e “modellano” piante e vino per raggiungere un certo obiettivo finale. Ma non di rado l’obiettivo è comunque solo immaginato ed il risultato finale, con tutte queste variabili, resta anche per il produttore un uovo di Pasqua con una sorpresa che si determina veramente solo dopo qualche mese, e per alcuni vini, solo dopo anni.
Proverbi e metafore
Vendemmiare è raccogliere il frutto di tanta fatica e tante speranze, vendemmiare è anche sfidare la natura che ha leggi molto più grandi di noi. Non a caso quindi i vecchi proverbi agricoli spesso sembrano (o sono esplicitamente, per volere dell’autore) metafore di vita. Qui alcuni motti dalla raccolta di proverbi toscani di Giuseppe Giusti (1809-1850):
Casa fatta e vigna posta mai si paga quanto costa - indica quanto siano poco remunerativi questi due impegni, nei quali si tende ad investire e spendere in continuazione. Non ci credete? Chiedete ai vignaioli e chiedete a voi stessi quanto spendete per la vostra casa. Chi vuole tutta l’uva non ha buon vino - come nel resto delle cose della vita: qualche rinuncia ci vuole per ottenere la qualità. Esortano a tagli decisi invece questi ultimi: Ramo corto, vendemmia lunga - Chi vuole un buon potato, più occhio e meno un capo – per culminare con una frase emblematica fatta dire alla vigna: Fammi povera ti farò ricco.
Se vuoi capire che vino bevi, ma anche approfondire la conoscenza di te stesso, passa una giornata in vendemmia: l’aria buona, la compagnia allegra (nelle aziende vinicole si scherza molto lavorando, almeno in Maremma) e la condivisione di parte del lavoro con gli agricoltori, ti faranno vibrare corde interiori dimenticate ma, te ne accorgerai, comunque latenti anche in coloro che guardano i campi solo dai finestrini delle auto e stanno chiusi per buona parte dell’anno dentro a quattro mura.
Capire il vino non significa necessariamente saper disquisire di tannini e retrogusto, questo lasciamolo a chi fa del vino un lavoro o un hobby importante, ma per tutti gli altri può voler dire conoscere aspetti della terra e della vita che sembrano non appartenere più alla maggioranza di noi. La rivoluzione industriale dell’ultimo secolo e specialmente questo ventennio con l’avvio della globalizzazione hanno cambiato radicalmente abitudini e linguaggi degli italiani, facendoci perdere il contatto non solo con la storia, con le nostre peculiarità, ma anche con il nostro presente e futuro di esseri umani.
Siamo – e saremo – ciò che mangiamo e beviamo, ma quanto sappiamo di come “diventiamo tali” grazie a ciò di cui ci nutriamo? Molto poco, la gente sa molto poco di come si producono una caciotta o una grappa, mentre sono quasi tutti informatissimi di calcio o di gossip. Eppure a me cambia poco la vita se una certa velina sposa un certo calciatore, mentre vedo e sento sia al palato che alla resa in cucina e poi nello stomaco, notevoli differenze tra l’olio extravergine proposto dalle grandi aziende sugli scaffali del supermercato e quello dei frantoi locali. Viene naturale chiedersi il perché e non è detto che saperlo sia un processo necessariamente… barboso!
Vendemmiatori della domenicaLa vendemmia, appunto, è un’esperienza che può risultare molto gradevole, istruttiva e divertente, anche per dei “vendemmiatori della domenica”, che non solo non vengono dileggiati ma, anzi, sono incoraggiati da sempre più aziende vinicole ma anche di viaggi, al fine di offrire ai cittadini una sorta di “vacanza-esperienza” dove l’alloggio è solitamente un agriturismo con tutti i confort (come ormai lo sono praticamente tutti, in Italia) ed il cibo quanto di più gustoso, genuino e fresco si possa desiderare.
Per chi non vuol passare le vacanze piegato sui filari, basta esserci, passeggiare, magari fotografare e scambiare qualche battuta con chi lavora, ma pochi non vengono colti dal desiderio di partecipare almeno un po’. La raccolta manuale dell’uva è un lavoro non faticoso in sé (la fatica la danno le ore..) e richiede certamente più attenzione che forza. Il grappolo va semplicemente tagliato e posto in una cesta senza sbatterlo poiché è importante che arrivi in cantina intatto e pulito, ma mentre sei lì che lo cogli non puoi esimerti dal commentare ed allora scopri che quest’anno ha fatto bene chi ha lasciato molta foglia sulla vite, in caso contrario si è dovuto raccogliere prima che il sole eccessivo cuocesse letteralmente il grappolo.
Freddo a catinelle
Poi, seguendo il cammino dell’uva, passi in cantina e vedi che in molte aziende si danno la pena di raffreddarla dentro ai tini. E’ un lavoro che, sia manuale sia grazie ai macchinari, comporta comunque investimenti in opera e strutture che ai tempi dei nostri nonni non erano certo pensabili. C’e’ da dire che a quei tempi non era così diffuso neanche il vino di qualità. Ci sono sul web molti video che i vignaioli auto-producono per mostrare come lavorano, basta andare su youtube e digitare “vendemmia” ed altre keywords che indicano o il territorio o la vite o l’azienda che ci interessa, che per chi amasse saperne di più diventano una finestra per entrare in quella realtà. Ho visto proprio in questi giorni le tecniche per la refrigerazione su alcuni filmati pubblicati dai produttori di vino toscani: dall’aggiunta di ghiaccio secco con la catinella ai sistemi di pompaggio e stoccaggio più sofisticati. Perché tutta questa fatica? Il freddo, si legge in diversi dei loro blog - si contrappone al calore che già ha l’uva in sé in piena maturazione e cresce ulteriormente durante la macerazione. Il calore rischierebbe in questa fase delicata di compromettere profumi e sapori. Lasciar macerare l’uva a bassa temperatura permette uno sviluppo graduale e protetto di tutte le sue ricchezze. Maggiore ricercatezza quindi nelle tecniche, ma vale sempre il primo comandamento: per fare il vino buono ci vuole l’uva buona ed è quindi già dalla fase agronomica che si crea la personalità del vino che riempirà i nostri calici.
Sempre diverso
Escludendo certe categorie di vini sempre uguali a sé stessi anno dopo anno grazie a manipolazioni chimiche naturalmente legali, ma snaturanti (vini di tal guisa costruiti in fabbrica mi ricordano piuttosto “succhi di frutta” con tasso alcolico), la naturale vita del vino invece prevede per la stessa etichetta continui cambiamenti legati all’andamento climatico. Differenze talvolta rilevanti – è per questo che di un vino si chiede un’annata anziché un’altra – talvolta modiche, ma comunque fisiologiche e comprensibili. Ed il 2009 non fa eccezione: la vendemmia infatti arriva precoce grazie alle temperature estive superiori alla media; in Maremma si raccoglie già da agosto, in pianura si è cominciato coi bianchi, son seguiti i rossi, sangiovese e merlot tra gli ultimi.
Ovviamente l’altitudine e la particolare dislocazione dei filari sono altri fattori che determinano la maturazione dell’uva, per cui nel nostro territorio che include l’interno del Montecucco fresco e collinoso ma anche le coste assolate, da agosto ad ottobre sulle strade provinciali è facile imbattersi in trattori carichi di grappoli sodi e succosi. Così almeno è stata definita da tutti l’uva del 2009.
Quest’anno
Dappertutto in Toscana, sin dalle prime previsioni, si è parlato di ottima qualità delle uve del 2009. Al di là delle considerazioni generali c’è da dire che la vendemmia (in corso mentre sto scrivendo) può essere ancora supportata o ostacolata dal meteo: se piove molto mentre si raccoglie e l’uva si bagna sensibilmente, pure questo altererà i processi successivi. All’interno dello stesso territorio, per quanto piccolo possa essere, ci sono altresì episodi climatici differenziati: vedi le piogge che a volte cadono copiose nell’interno ma non sul litorale, capita così che entro la stessa DOC e magari da analoghi vitigni, vi siano bottiglie molto diverse tra loro.
Proverbi e metafore
Vendemmiare è raccogliere il frutto di tanta fatica e tante speranze, vendemmiare è anche sfidare la natura che ha leggi molto più grandi di noi. Non a caso quindi i vecchi proverbi agricoli spesso sembrano (o sono esplicitamente, per volere dell’autore) metafore di vita. Qui alcuni motti dalla raccolta di proverbi toscani di Giuseppe Giusti (1809-1850):
Casa fatta e vigna posta mai si paga quanto costa - indica quanto siano poco remunerativi questi due impegni, nei quali si tende ad investire e spendere in continuazione. Non ci credete? Chiedete ai vignaioli e chiedete a voi stessi quanto spendete per la vostra casa. Chi vuole tutta l’uva non ha buon vino - come nel resto delle cose della vita: qualche rinuncia ci vuole per ottenere la qualità. Esortano a tagli decisi invece questi ultimi: Ramo corto, vendemmia lunga - Chi vuole un buon potato, più occhio e meno un capo – per culminare con una frase emblematica fatta dire alla vigna: Fammi povera ti farò ricco.
domenica 13 settembre 2009
VideoRadio 2.0

Questa sigla è un modo per divertirmi a giocare alla DJ come a vent'anni presentando la musica dal vivo che ho filmato recentemente nella mia Maremma. Particolare menzione, dal mio personalissimo punto di vista musicofilo, al Gallery Café ed all'Irish Pub di Grosseto per la bravura e la "freschezza" dei gruppi esibiti.
mercoledì 9 settembre 2009
Degustazione: Ciliegiolo di Sassotondo
Oggi mi è stata regalata una bottiglia di ciliegiolo 2008 del podere Sassotondo, che mi ha particolarmente emozionata, così mi accingo con umiltà ma con sincero convincimento dei sensi a proporvi questa degustazione. La parte più o meno seria ve la propongo dove l'ho creata, nella community di Vinix dove altri prima e sicuramente con maggiore professionalità di me, pubblicano i loro pareri su molte interessantissime etichette. In una community un tale contenuto si scambia più facilmente con altri operatori ed ho piacere di dar lettura anche dei commenti.Commenti alla degustazione su Vinix
E' la mia prima degustazione, lo dico con rispetto verso il settore e con la gioia di chi ci si sta addentrando e scopre quanto lo sente vicino alla propria natura. L'enogastronomia si ha nel sangue: il provare piacere per dei sapori (come accade ai musicisti per certi brani) è una componente innata e gli studi accademici possono solo arricchirla, mai crearla.
Così da nipote e figlia di buongustai (con mia madre possiamo discutere mezza giornata su basilico o origano? E mio padre si sciroppava anche 60 km per trovare il formaggio ed il vino che diceva lui!) mi lascio sempre più avvolgere da questo mondo a momenti incantato.
Ma vuoi mettere... trattare vini e prodotti eccellenti, rispetto a trattare softwares gestionali per la grande industria? Ehheeh la conosco la differenza. Ecco perché continuo pertinace e compiaciuta questo cammino professionale ma anche viscerale in questo settore che ho abbracciato da poco, si, ma per sempre.
E' la mia prima degustazione, lo dico con rispetto verso il settore e con la gioia di chi ci si sta addentrando e scopre quanto lo sente vicino alla propria natura. L'enogastronomia si ha nel sangue: il provare piacere per dei sapori (come accade ai musicisti per certi brani) è una componente innata e gli studi accademici possono solo arricchirla, mai crearla.
Così da nipote e figlia di buongustai (con mia madre possiamo discutere mezza giornata su basilico o origano? E mio padre si sciroppava anche 60 km per trovare il formaggio ed il vino che diceva lui!) mi lascio sempre più avvolgere da questo mondo a momenti incantato.
Ma vuoi mettere... trattare vini e prodotti eccellenti, rispetto a trattare softwares gestionali per la grande industria? Ehheeh la conosco la differenza. Ecco perché continuo pertinace e compiaciuta questo cammino professionale ma anche viscerale in questo settore che ho abbracciato da poco, si, ma per sempre.
martedì 8 settembre 2009
Google&You di Filippo Ronco
Darsi del tu con Google è il sogno di chiunque abbia uno spazio web. Tra i molti documenti che spiegano come ottimizzare il nostro posizionamento sui motori, esce Google&You di Filippo Ronco, creatore del Social Network Vinix, di
TigullioVino e del circuito di advertising Vinoclic. Il suo lavoro decennale è finalizzato a valorizzare l'enogastronomia italiana attraverso il dinamico mondo dell'Internet.Recensisco volentieri questa pubblicazione appena uscita poiché ho anche assistito alle "sofferenze" di chi la stava scrivendo, alla sua ricerca scrupolosa, alle tante ore passate a verificare le informazioni e dar loro una struttura e linguaggi comprensibili.
Qui il link per il download gratuito - Sotto per la versione stampata a pagamento:
giovedì 3 settembre 2009
Maremma Wine&Food
Su Maremma Magazine - settembre 2009
Rubrica "Vino e dintorni" di Alessandra Rossi
Sinergie maremmane per la promozione: gli uomini di Maremma Wine& Food.
Estratti pubblicati su autorizzazione della edizioni CS.
Rubrica "Vino e dintorni" di Alessandra Rossi
Sinergie maremmane per la promozione: gli uomini di Maremma Wine& Food.
Estratti pubblicati su autorizzazione della edizioni CS.
Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una generalizzata crescita di interesse verso il vino come prodotto non solo di consumo ma soprattutto di “appeal”, di emozioni e di legame con la storia del territorio. Ma in realtà i produttori ed i ristoratori affermano che il numero non tanto dei conoscitori, quanto dei sinceri curiosi è ancora ridotto. Gli eventi del settore stanno comunque vedendo visitatori che cambiano approccio e sempre più giovani agli stand di degustazione, ma il mercato “tutto” è ancora da formare ed informare, non solo lo sterminato mercato estero, ma soprattutto quello all’interno del proprio territorio.
La Maremma viene visitata ogni anno da un gran numero di turisti che qui come altrove hanno a disposizione, da parte di ristoranti ed enoteche, un’offerta di cibi e soprattutto di vini piuttosto variegata. Generalmente prevalgono le produzioni locali, ma una significativa parte di questi avventori non dà al vino una grande valenza territoriale e culturale, così si fa portare l’olio ed il vino della casa (che non è detto provengano da una cantina e da un frantoio limitrofi) o la bottiglia consigliata dall'esercente.
Accade così che in diversi ristoranti locali, soprattutto in estate, ci si veda offrire del Tocai piuttosto che dei bianchi prodotti localmente. Il distributore docet, mi ha detto un'esercente che ha "spinto" per tutto l’inverno un Nero D'Avola di cui aveva acquistato un massiccio stock dal suo fornitore ad ottime condizioni.
Sin qui niente di male per il consumatore, pare, se il vino ha un buon rapporto qualità-prezzo, ma quando si riescono a coniugare le necessità amministrative del ristoratore/enotecaro con una buona rappresentanza, nella sua cantina come in dispensa, di produzione locale a noi pare anche meglio.
Per via della globalizzazione le nostre economie di provincia, prima compartimenti piuttosto stagni, adesso interagiscono in un macrosistema, ma di questa grande realtà ogni economia locale resta comunque anche un sotto-insieme, una sorta di “eco-sistema” con dinamiche proprie, nel quale dare lavoro all'interno del territorio (manodopera, forniture, servizi) contribuisce a creare la ricchezza che poi sostiene anche te. Diventa quindi importante divulgare e promuovere la vastità della nostra offerta enogastronomica, poiché il consumatore sceglie e non si può scegliere senza conoscere.
Da New York all’Albinia: Maremma Wine & Food.
Non sono poche le organizzazioni più o meno istituzionali che si dedicano - o dicono di farlo - alla promozione dei prodotti maremmani in Italia ed all'estero. Un po' da tutto il nostro Paese del resto, carovane di burocrati e loro consulenti hanno valicato le Alpi e solcato oceani per sventolare il vessillo dell'italica produzione, non di rado con qualche intoppo: i vini non arrivano perché spediti senza i contrassegni richiesti in quella nazione, le schede di presentazione sono in madrelingua, si però.. la nostra.. Ma a parte questi non trascurabili dettagli, è soprattutto la mancanza di strategie marketing che ha reso molte di queste iniziative dei vuoti contenitori, pieni solo di apprezzabili viaggi all'estero e roboanti presentazioni a priori. Naturalmente contenitori molto costosi, ma chi ci bada? Tanto paga lo Stato.
Qualcuno invece ci bada da tempo ed ha deciso di cambiare strategia investendo risorse ed inventiva in iniziative mirate, costruite a tavolino con un certo spirito di avventura tipico della nostra migliore imprenditorialità, ma basandosi sulla propria esperienza lavorativa, su obiettivi meno retorici e più pratici e sulla sinergia di gruppo.
Nasce così due anni fa l’associazione “ Tuscany Maremma Wine & Food” che inizia portando la Maremma a New York per approdare, in questi giorni di settembre, ad Orbetello ed all’Albinia, sotto la caratteristica Torre delle Saline, offrendo ad un rapporto qualità-prezzo interessantissimo una vasta selezione di vini, oli, formaggi e salumi prodotti in provincia di Grosseto dai 14 produttori associati.
(Ne fanno parte, per i vini: Ampeleia, Castello di Colle Massari, Col di Bacche , Fattoria di Magliano, Fattoria Le Pupille, La Selva, Morisfarms, Poggio Argentiera, Rocca di Montemassi, Salustri, Sassotondo. Per gli altri prodotti: Frantoio Franci, Caseificio Il Fiorino, Az. Aia della Colonna per i salumi di cinta).
Co-fondatore insieme a Giampaolo Paglia di “Poggio Argentiera” e vicepresidente di Maremma Wine&Food è Edoardo Ventimiglia dell’azienda Sassotondo di Sovana (GR), che sottolinea la necessità degli imprenditori di essere maggiormente autori del loro futuro, sforzandosi di aderire a nuovi atteggiamenti ed attività proprio in presenza di nuove contingenze economiche. Nel mercato enogastronomico dal 1994/5, Edoardo motiva la sua adesione a questo gruppo con la coerenza che deriva dall’esperienza e dalle analisi e racconta:
“Dal 1997 partecipo ad iniziative organizzate dagli Enti Pubblici e nonostante gli sforzi e gli iniziali entusiasmi non ho visto risultati apprezzabili dal punto di vista aziendale. Imputo alla mancanza di attenzione verso il settore e di competenze specifiche dedicate, l’insuccesso di questi sforzi, ma è anche vero che le competenze bisogna volerle cercare e selezionare e qui entra in gioco la volontà politica, che decide come la Cosa Pubblica debba essere strutturata ed organizzata. Tutti e noi 14 soci abbiamo aziende diverse ma delusioni ed obiettivi comuni e nei confronti di queste iniziative pubbliche abbiamo maturato altre conclusioni: vorremmo cambiare l'approccio con le istituzioni, essere noi che conosciamo prodotto, mercati ed interlocutori, ad organizzare le iniziative, sottoponendo il progetto all'esamina degli Enti che poi possono sostenerlo finanziariamente in base alla sua validità.”
Altro interessante associato a questo gruppo è Stefano Ferrante, enologo, docente, direttore dell'Azienda Rocca di Montemassi (Roccastrada GR) e presidente del Consorzio del Vino Monteregio DOC. Milanese di provenienza e maremmano nello spirito vinicolo, ha idee “giovani” ed energie da spendere, unite ad una visione allargata della realtà del vino in Maremma. Impegnato in tutela ma anche in innovazione nella sua dirigenza di una piccola DOC, parla della sua visione di un marchio “Maremma” tutto da esportare, ma attenzione: anche sotto casa, che sente di star contribuendo a far emergere.
“La mia idea” - dice Stefano - “ E’ che la Maremma abbia un’offerta enogastronomica molto differenziata che però si possa mostrare sotto un unico brand non tanto dal punto di vista dei prodotti, quanto come operazione di identificazione in un marchio di un particolare territorio e, quindi, di tutto ciò che concerne la sua offerta. A questo sarà utile anche la prossima creazione di una DOC Maremma che non vuole accomunare in “una sola etichetta” i numerosi e differenti vini
prodotti, ma dia al consumatore una localizzazione geografica ed una percezione unificata dell’alta capacità di “soddisfazione”, gastronomica e non solo, che questa terra possiede”.
Giulio Parentini di Moris Farm (Massa Marittima – GR) affianca il padre in questa adesione ed è particolarmente attivo nella comunicazione del gruppo, curando anche il sito maremmawine.com per conto dell’associazione. Giovane ma già da anni “on the road” per la promozione dei propri vini sia in Italia che negli Usa, non dissimula il suo entusiasmo verso le iniziative già realizzate ed in divenire di questo gruppo. Giulio è anche sostenitore del locale Slow Food di Massa Marittima e crede nella tradizione veicolata attraverso “nuovi approcci”.
Nonsolovino, ovviamente.
L’olio è un’altra tradizione e da sempre un’altra importante economia in Maremma. Ne è un egregio rappresentante il Frantoio Franci, altro associato di Maremma Wine&Food. Giorgio Franci è impegnato da sempre nella ricerca dell’eccellenza olivicola, ha aderito a questo gruppo con chiarezza e coerenza di intenti che spiega così:
“ Il nostro è un territorio vasto, che esprime interessi ed esigenze diverse e difficili da coordinare. L’associazione Maremma Wine & Food è una soluzione che questo gruppo di aziende si è creata su misura in funzione di necessità specifiche. Per alcuni di noi, me compreso, rappresenta un punto di arrivo dopo esperienze insoddisfacenti in consorzi locali di internazionalizzazione. Credo nelle sinergie, soprattutto quando nascono da idee stimolanti e vedono coinvolti protagonisti eccellenti. La forza del nostro gruppo consiste nella natura e nella filosofia di ogni singola azienda che della qualità ha fatto il proprio target. Un gruppo di produttori che con storie e percorsi diversi hanno maturato un’immagine forte, sono conosciuti per la loro serietà e per l’elevata ed indiscussa qualità delle produzioni, con ottimi posizionamenti nei mercati, e che rappresentano l’eccellenza di un territorio vasto e bellissimo che il mondo intero ci invidia e che conferisce all’insieme un valore aggiunto molto importante”.
Interrogato sui progetti futuri di questa associazione e sulle risorse impiegate, Giorgio Franci risponde ancora: “
Dopo le esperienze positive di New York e della Chef’s Cup in Val Badia, stiamo lavorando per un significativo evento in Maremma nel 2010. Sarà un momento di grande promozione per tutto il territorio, che vedrà coinvolti oltre agli associati un importante numero di aziende e di operatori. Non abbiamo chiesto sovvenzioni, abbiamo fatto tutto da soli, con capitali privati. La strategia delle nostre iniziative è produrre visibilità promuovendo il territorio e creando valore aggiunto. Credo che rientri nel ruolo delle istituzioni capire e valutare la qualità dei nostri progetti e l’importanza che possono avere per l’intera provincia”.

Maremma Wine&Food e Welcome Maremma
L’appuntamento da non mancare è alla Torre delle Saline di Albinia (GR), intorno alla fine di settembre (aggiornamenti sul sito: www.maremmawine.com ) dove i 14 produttori insieme al Consorzio Welcome Maremma costituito da 87 tra ristoranti, wine-bar e strutture ricettive della zona di Orbetello, offriranno in degustazione le loro eccellenze ed i loro servizi. Un’occasione per assaggiare vini, olii, formaggi e salumi prodotti in questa zona. I soci di Welcome Maremma, come sottolineato dal vicepresidente Francia, sono determinati a mantenere e promuovere la qualità locale e sono stati tra i primi ad aderire alle proposte di questa associazione: nel giugno scorso si sono coalizzati con Maremma Wine&Food offrendo in vari ristoranti di Orbetello il menu “Degusta la Maremma”; altre iniziative si susseguiranno anche fuori dalla stagione estiva.
(Info: Consorzio Welcome Maremma tel. 0564 861426).
Maremma Magazine si unisce al loro invito e ci piace ribadire che chiunque, anche senza essere un sommelier, riesce a godere ed a comprendere sensorialmente la bontà, quando la trova. Inoltre incontrare i produttori è un’occasione per conoscere meglio le modalità produttive e la vita di questi imprenditori, moderni ma tesi alla conservazione di un’economia sana, la cui continuazione ed il successo rendono omaggio a tutti i maremmani.
. . . . .
Per le foto aeree ringraziamenti all'ing. Claudio Pedrazzi
La Maremma viene visitata ogni anno da un gran numero di turisti che qui come altrove hanno a disposizione, da parte di ristoranti ed enoteche, un’offerta di cibi e soprattutto di vini piuttosto variegata. Generalmente prevalgono le produzioni locali, ma una significativa parte di questi avventori non dà al vino una grande valenza territoriale e culturale, così si fa portare l’olio ed il vino della casa (che non è detto provengano da una cantina e da un frantoio limitrofi) o la bottiglia consigliata dall'esercente.Accade così che in diversi ristoranti locali, soprattutto in estate, ci si veda offrire del Tocai piuttosto che dei bianchi prodotti localmente. Il distributore docet, mi ha detto un'esercente che ha "spinto" per tutto l’inverno un Nero D'Avola di cui aveva acquistato un massiccio stock dal suo fornitore ad ottime condizioni.
Sin qui niente di male per il consumatore, pare, se il vino ha un buon rapporto qualità-prezzo, ma quando si riescono a coniugare le necessità amministrative del ristoratore/enotecaro con una buona rappresentanza, nella sua cantina come in dispensa, di produzione locale a noi pare anche meglio.
Per via della globalizzazione le nostre economie di provincia, prima compartimenti piuttosto stagni, adesso interagiscono in un macrosistema, ma di questa grande realtà ogni economia locale resta comunque anche un sotto-insieme, una sorta di “eco-sistema” con dinamiche proprie, nel quale dare lavoro all'interno del territorio (manodopera, forniture, servizi) contribuisce a creare la ricchezza che poi sostiene anche te. Diventa quindi importante divulgare e promuovere la vastità della nostra offerta enogastronomica, poiché il consumatore sceglie e non si può scegliere senza conoscere.
Da New York all’Albinia: Maremma Wine & Food.
Qualcuno invece ci bada da tempo ed ha deciso di cambiare strategia investendo risorse ed inventiva in iniziative mirate, costruite a tavolino con un certo spirito di avventura tipico della nostra migliore imprenditorialità, ma basandosi sulla propria esperienza lavorativa, su obiettivi meno retorici e più pratici e sulla sinergia di gruppo.
Nasce così due anni fa l’associazione “ Tuscany Maremma Wine & Food” che inizia portando la Maremma a New York per approdare, in questi giorni di settembre, ad Orbetello ed all’Albinia, sotto la caratteristica Torre delle Saline, offrendo ad un rapporto qualità-prezzo interessantissimo una vasta selezione di vini, oli, formaggi e salumi prodotti in provincia di Grosseto dai 14 produttori associati.
(Ne fanno parte, per i vini: Ampeleia, Castello di Colle Massari, Col di Bacche , Fattoria di Magliano, Fattoria Le Pupille, La Selva, Morisfarms, Poggio Argentiera, Rocca di Montemassi, Salustri, Sassotondo. Per gli altri prodotti: Frantoio Franci, Caseificio Il Fiorino, Az. Aia della Colonna per i salumi di cinta).
Co-fondatore insieme a Giampaolo Paglia di “Poggio Argentiera” e vicepresidente di Maremma Wine&Food è Edoardo Ventimiglia dell’azienda Sassotondo di Sovana (GR), che sottolinea la necessità degli imprenditori di essere maggiormente autori del loro futuro, sforzandosi di aderire a nuovi atteggiamenti ed attività proprio in presenza di nuove contingenze economiche. Nel mercato enogastronomico dal 1994/5, Edoardo motiva la sua adesione a questo gruppo con la coerenza che deriva dall’esperienza e dalle analisi e racconta:
“Dal 1997 partecipo ad iniziative organizzate dagli Enti Pubblici e nonostante gli sforzi e gli iniziali entusiasmi non ho visto risultati apprezzabili dal punto di vista aziendale. Imputo alla mancanza di attenzione verso il settore e di competenze specifiche dedicate, l’insuccesso di questi sforzi, ma è anche vero che le competenze bisogna volerle cercare e selezionare e qui entra in gioco la volontà politica, che decide come la Cosa Pubblica debba essere strutturata ed organizzata. Tutti e noi 14 soci abbiamo aziende diverse ma delusioni ed obiettivi comuni e nei confronti di queste iniziative pubbliche abbiamo maturato altre conclusioni: vorremmo cambiare l'approccio con le istituzioni, essere noi che conosciamo prodotto, mercati ed interlocutori, ad organizzare le iniziative, sottoponendo il progetto all'esamina degli Enti che poi possono sostenerlo finanziariamente in base alla sua validità.”
Altro interessante associato a questo gruppo è Stefano Ferrante, enologo, docente, direttore dell'Azienda Rocca di Montemassi (Roccastrada GR) e presidente del Consorzio del Vino Monteregio DOC. Milanese di provenienza e maremmano nello spirito vinicolo, ha idee “giovani” ed energie da spendere, unite ad una visione allargata della realtà del vino in Maremma. Impegnato in tutela ma anche in innovazione nella sua dirigenza di una piccola DOC, parla della sua visione di un marchio “Maremma” tutto da esportare, ma attenzione: anche sotto casa, che sente di star contribuendo a far emergere.“La mia idea” - dice Stefano - “ E’ che la Maremma abbia un’offerta enogastronomica molto differenziata che però si possa mostrare sotto un unico brand non tanto dal punto di vista dei prodotti, quanto come operazione di identificazione in un marchio di un particolare territorio e, quindi, di tutto ciò che concerne la sua offerta. A questo sarà utile anche la prossima creazione di una DOC Maremma che non vuole accomunare in “una sola etichetta” i numerosi e differenti vini
Giulio Parentini di Moris Farm (Massa Marittima – GR) affianca il padre in questa adesione ed è particolarmente attivo nella comunicazione del gruppo, curando anche il sito maremmawine.com per conto dell’associazione. Giovane ma già da anni “on the road” per la promozione dei propri vini sia in Italia che negli Usa, non dissimula il suo entusiasmo verso le iniziative già realizzate ed in divenire di questo gruppo. Giulio è anche sostenitore del locale Slow Food di Massa Marittima e crede nella tradizione veicolata attraverso “nuovi approcci”.
Nonsolovino, ovviamente.
L’olio è un’altra tradizione e da sempre un’altra importante economia in Maremma. Ne è un egregio rappresentante il Frantoio Franci, altro associato di Maremma Wine&Food. Giorgio Franci è impegnato da sempre nella ricerca dell’eccellenza olivicola, ha aderito a questo gruppo con chiarezza e coerenza di intenti che spiega così:“ Il nostro è un territorio vasto, che esprime interessi ed esigenze diverse e difficili da coordinare. L’associazione Maremma Wine & Food è una soluzione che questo gruppo di aziende si è creata su misura in funzione di necessità specifiche. Per alcuni di noi, me compreso, rappresenta un punto di arrivo dopo esperienze insoddisfacenti in consorzi locali di internazionalizzazione. Credo nelle sinergie, soprattutto quando nascono da idee stimolanti e vedono coinvolti protagonisti eccellenti. La forza del nostro gruppo consiste nella natura e nella filosofia di ogni singola azienda che della qualità ha fatto il proprio target. Un gruppo di produttori che con storie e percorsi diversi hanno maturato un’immagine forte, sono conosciuti per la loro serietà e per l’elevata ed indiscussa qualità delle produzioni, con ottimi posizionamenti nei mercati, e che rappresentano l’eccellenza di un territorio vasto e bellissimo che il mondo intero ci invidia e che conferisce all’insieme un valore aggiunto molto importante”.
Interrogato sui progetti futuri di questa associazione e sulle risorse impiegate, Giorgio Franci risponde ancora: “
Dopo le esperienze positive di New York e della Chef’s Cup in Val Badia, stiamo lavorando per un significativo evento in Maremma nel 2010. Sarà un momento di grande promozione per tutto il territorio, che vedrà coinvolti oltre agli associati un importante numero di aziende e di operatori. Non abbiamo chiesto sovvenzioni, abbiamo fatto tutto da soli, con capitali privati. La strategia delle nostre iniziative è produrre visibilità promuovendo il territorio e creando valore aggiunto. Credo che rientri nel ruolo delle istituzioni capire e valutare la qualità dei nostri progetti e l’importanza che possono avere per l’intera provincia”.

Maremma Wine&Food e Welcome Maremma
L’appuntamento da non mancare è alla Torre delle Saline di Albinia (GR), intorno alla fine di settembre (aggiornamenti sul sito: www.maremmawine.com ) dove i 14 produttori insieme al Consorzio Welcome Maremma costituito da 87 tra ristoranti, wine-bar e strutture ricettive della zona di Orbetello, offriranno in degustazione le loro eccellenze ed i loro servizi. Un’occasione per assaggiare vini, olii, formaggi e salumi prodotti in questa zona. I soci di Welcome Maremma, come sottolineato dal vicepresidente Francia, sono determinati a mantenere e promuovere la qualità locale e sono stati tra i primi ad aderire alle proposte di questa associazione: nel giugno scorso si sono coalizzati con Maremma Wine&Food offrendo in vari ristoranti di Orbetello il menu “Degusta la Maremma”; altre iniziative si susseguiranno anche fuori dalla stagione estiva.
(Info: Consorzio Welcome Maremma tel. 0564 861426).
Maremma Magazine si unisce al loro invito e ci piace ribadire che chiunque, anche senza essere un sommelier, riesce a godere ed a comprendere sensorialmente la bontà, quando la trova. Inoltre incontrare i produttori è un’occasione per conoscere meglio le modalità produttive e la vita di questi imprenditori, moderni ma tesi alla conservazione di un’economia sana, la cui continuazione ed il successo rendono omaggio a tutti i maremmani.
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Per le foto aeree ringraziamenti all'ing. Claudio Pedrazzi
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